Quotidianità

LA QUOTIDIANITÀ
Nascimbeni rimane colpito dal «nascondimento di Cristo», che rende gloria al Padre anche lavorando come artigiano a Nazareth, sconosciuto da tutti. La vita «nascosta di Cristo a Nazareth» addita ad ogni uomo la possibilità di essere in comunione con Gesù nelle vie più ordinarie della vita quotidiana: "Portiamoci col pensiero nel villaggio di Nazareth; là in quella piccola casa che vedete ricoperta di paglia, abita una cara famigliuola che noi dobbiamo visitare… Gesù, ritirato nella casa di Nazareth, rendeva al Padre la stessa gloria che quando predicava per la Giudea, perché in Lui si compiva la divina Volontà".

Il fondatore vuole che le suore siano immerse in un clima di disponibilità, di preghiera, di silenzio, di nascondimento, nell’ordinarietà, nella semplicità e nella laboriosità, dal momento che la Sacra Famiglia offre un «esempio di vita nascosta, occupata e devota»: "Tre sono gli esempi che Gesù offre a noi sacerdoti e a voi religiose nella casa di Nazareth: esempio di vita nascosta, esempio di vita occupata, esempio di vita devota. Portiamoci con il pensiero a Nazareth: in quella piccola povera casa abita una cara famiglia che noi vogliamo visitare; ne è capo un uomo che si guadagna il vitto lavorando da falegname; e poi c’è un fanciullo: quel fanciullo che voi vedete prestare la mano ai lavori è suo figlio. Sappiate, sorelle, che noi siamo in mezzo alla Sacra Famiglia, siamo nella casa di Dio: Gesù, Maria e Giuseppe sono le creature più nobili che esistano al mondo. Anima mia, accostati, guardalo da vicino: è il figlio di Dio! Discerni tu in lui un solo segnale di grandezza? Tu non vedi che un fanciullo: quel fanciullo è Dio. Egli è Dio e non avrebbe che da sollevare una mano per stupire tutto il mondo con la fama dei suoi miracoli".
Quella dei primi trent’anni di Cristo è una vita ordinaria che porta a contemplare il compiersi del mistero dell'Incarnazione e del nascondimento a Nazareth: "Dei trent’anni della vita nascosta di Nostro Signore Gesù Cristo, il Vangelo si limita a questo accenno: “Et erat subditus illis!”: Ecco tutto! Gesù si è umiliato, benché ripieno di gloria e noi perché insuperbire, noi che per umiliarci avremo bisogno solo di conoscerci, di conoscere il fondo di miseria che abbiamo dentro? E quando ci convinceremo che l’umiltà deve essere il nostro pane quotidiano e il fondamento su cui poggiare il grande edificio della perfezione religiosa? Oh! come possiamo toccare con mano il nostro nulla? […]. Vita nascosta, vita occupata, vita devota. La faremo noi?".

Si tratta di vivere le normali attività con il pensiero rivolto a Dio, chiedendo continuamente quale sia la sua volontà sulla propria persona, momento per momento: "Una delle principali lezioni che ci dà la Sacra Famiglia è il lavoro. Lavori la Suora della Sacra Famiglia in compagnia di Gesù, di Maria e di Giuseppe e secondo lo spirito della medesima, cioè: prima per dar gloria a Dio, poi per cavarne profitto a bene della Casa, finalmente in espiazione dei propri peccati".
Nascimbeni attribuisce valore alla dimensione della concretezza della fatica umana, vivificata dallo spirito: "Stato di fatica. In una vera Suora della Sacra Famiglia tutto ci mostra una donna attiva, operosa, data sempre alle occupazioni, al lavoro. Lo scopo di questo Istituto, la quantità e la varietà degli uffici, che le sono addossati, la precisione con cui devono essere tutti compiuti, il conto strettissimo che ne esigerà un giorno il Signore, tutto fa vedere che l’intenzione di Colui che ci ha chiamato qui dentro, è ben altra che quella di lasciarci pigre e oziose. Pensiamo a questo: Nostro Signore Gesù Cristo, durante i suoi trenta anni a Nazareth, non fece l’ozioso, lo chiamavano il fabbro, perché lo vedevano sempre applicato al lavoro. Negli ultimi tre anni della sua vita, si sanno da tutti, gli stenti, le fatiche sostenute e come sacrificasse perfino riposo e cibo. Pensiamo agli Apostoli, erano così oppressi da affari che dovettero cercare degli altri per poterli disbrigare tutti quanti […]. Pensate a tante buone religiose che vivono anche adesso qua sulla terra, sotto i nostri occhi, sempre occupate dalla mattina alla sera, certo queste non hanno tempo da perdere. Se vi fosse un’altra via più comoda e si potesse essere buona religiosa senza lavorare e senza faticare, saprebbero prendersela anch’esse, ma non è possibile essere buone e virtuose religiose senza faticare".

Il tema della quotidianità è ripreso da Papa Paolo VI nel suo viaggio in Terra Santa il 5 gennaio 1964: "Nazareth è la scuola dove si è iniziati a comprendere la vita di Gesù, cioè la scuola del Vangelo… In primo luogo essa ci insegna il silenzio. Oh! Se rinascesse in noi la stima del silenzio, atmosfera ammirabile e indispensabile dello spirito… Essa ci insegna il modo di vivere in famiglia. Nazareth ci ricordi cos’è la famiglia, cos’è la comunione di amore, la sua bellezza austera e semplice, il suo carattere sacro e inviolabile… Infine impariamo una lezione di lavoro. Oh Dimora di Nazareth, casa del “Figlio del falegname”! Qui soprattutto desideriamo comprendere e celebrare la legge, severa certo, ma redentrice della fatica umana".
Anche il papa sottolinea la dimensione redentiva della fatica umana, cioè il valore del lavoro offerto a Dio per amore suo e la salvezza dei fratelli, invece che subìto come necessità oppressiva della condizione umana. In questo modo è significativamente contrassegnato dalla partecipazione coinvolgente della persona che esplica le sue potenzialità psicosomatiche in collaborazione con gli altri, in una relazione positiva, umile, semplice, ma anche competente, creativa e disinvolta.
L’attività quotidiana mira a creare intorno a sé un ambiente aperto al dialogo e alla condivisione, proprio come in una famiglia sana. Lo stare con gli altri diventa sorgente di accettazione della propria ed altrui personalità, di apertura solidale ed empatica al bisogno dell’altro, dimenticando se stessi.





