Incarnazione

INCARNAZIONE
Nascimbeni coglie nel mistero dell’incarnazione di Cristo a Betlemme e nel suo nascondimento (Colossesi 3,1-3: «Se siete risorti con Cristo, cercate le cose di lassù, dove si trova Cristo assiso alla destra di Dio; pensate alle cose di lassù, non a quelle della terra. Voi infatti siete morti e la vostra vita è ormai nascosta con Cristo in Dio!») nella vita a Nazareth un particolare modo di leggere e vivere il Vangelo e la Parola di Dio. Cristo, membro della Sacra Famiglia, ha come scopo di cercare la volontà di Dio Padre, tanto che, dodicenne, afferma: «Perché mi cercavate? Non sapevate che io devo occuparmi delle cose del Padre mio?» (Luca2,49), così la Piccola Suora deve piacere a Dio e cercare la sua volontà ogni momento, in spirito di umiltà.
Oltre all’abbassamento di Cristo, l’incarnazione manifesta il fatto che Dio non dona qualcosa, ma dona se stesso; esce da sé per inserirsi in una situazione storica e per condividere la sua quotidianità con gli uomini, e, tra gli uomini, i più semplici e i più umili.
Gesù Cristo, che assume gli usi, i costumi, la cultura delle persone di un’epoca e di un luogo ben delimitato rivela la sua capacità di essere solidale con la condizione umana, senza privilegi, annullando le distanze con coloro che elegge figli di Dio.
Contrarsi del divino e espandersi dell’umano: incarnazione come luogo dell’incontro tra Dio e l’uomo. Nel mistero dell’incarnazione, trova senso ogni esistenza, perché Dio valorizza ogni aspetto della vita: la festa, il lutto, la gioia, il dolore, le azioni semplici, le cose di tutti i giorni, di cui si sostanzia il vivere dell’uomo, come dice Paolo: Cristo Gesù, il quale, pur essendo di natura divina, non considerò un tesoro geloso la sua uguaglianza con Dio; ma spogliò se stesso, assumendo la condizione di servo e divenendo simile agli uomini (Filippesi 2, 6-7).
Con l’incarnazione il figlio di Dio si è unito in certo modo a ogni uomo. Ha lavorato con mani d’uomo, ha pensato con mente d’uomo, ha agito con volontà d’uomo, ha amato con cuore d’uomo. Nascendo da Maria vergine, egli si è fatto veramente uno di noi, in tutto simile a noi fuorché nel peccato. Dall’incarnazione scaturisce l’impegno di apertura, solidarietà, testimonianza e impegno apostolico che questo comporta.

Non compaiono nei Vangeli molte cose che interessano la curiosità umana a riguardo di Gesù. Quasi niente vi si dice della sua vita a Nazaret, e anche di una notevole parte della sua vita pubblica non si fa parola. Ciò che è contenuto nei Vangeli è stato scritto «perché crediate che Gesù è il Cristo, il Figlio di Dio, e perché, credendo, abbiate la vita nel suo nome» (Giovanni 20,31). Il Simbolo della fede, a proposito della vita di Cristo, non parla che dei misteri dell'Incarnazione (concezione e nascita) e della Pasqua (passione, crocifissione, morte, sepoltura, discesa agli inferi, risurrezione, ascensione). Non dice nulla, in modo esplicito, dei misteri della vita nascosta e della vita pubblica di Gesù, ma gli articoli della fede concernenti l'incarnazione e la pasqua di Gesù illuminano tutta la vita terrena di Cristo. « Tutto quello che Gesù fece e insegnò dal principio fino al giorno in cui [...] fu assunto in cielo » (Atti 1,1-2) deve essere visto alla luce dei misteri del Natale e della Pasqua.
Il concetto di mistero indica la solidarietà tra Dio e gli uomini, che si realizza in tutta la vita di Gesù, come afferma il Catechismo della Chiesa Cattolica al n. 518: «Tutta la vita di Cristo è Mistero di Ricapitolazione», spiegando si tratta di un evento realmente accaduto, che ci sovrasta nella comprensione. Nel mistero di Cristo ha senso pieno anche il tempo trascorso nella sua famiglia, tempo «consacrato» dalla sua presenza.





