Ambiente

AMBIENTE

All’epoca di Nascimbeni, Castelletto era privo di vie di comunicazione e si poteva raggiungere soltanto tramite il lago. Sul Garda erano impediti gli scambi commerciali via terra, dal momento che la strada, a nord, si fermava a Malcesine e, a sud, si fermava a Garda. Nel 1859, con l’armistizio di Villafranca, le sponde del lago non poterono più comunicare, perché appartenenti a due opposti regimi. La navigazione riprende solo dopo l’unificazione d’Italia. Nel 1902 ci sono due corse giornaliere che mettono in comunicazione con Desenzano e Peschiera. Castelletto, Magugnano e Assenza sono alcuni dei porti di approdo o di sosta per imbarchi e sbarchi di passeggeri e merci. Nel 1897 lo scalo di Castelletto raggiunge una discreta quantità di scambio.

Quando diventa responsabile di questa piccola comunità, Nascimbeni prende come modelli della sua attività pastorale il Santo Curato d’Ars, Giovanni Maria Vianney, e San Carlo Borromeo. Istituisce cappelle lungo la parrocchia, fa erigere la grotta simile a quella di Lourdes con ampio piazzale, accentua il culto dei santi con nuove trenta statue nella chiesa parrocchiale; fa costruire la raffigurazione della «Via Crucis» e dei misteri della vita di Cristo, contemplati nel rosario; erige un altare apposito dedicato alla Vergine Addolorata; fa scrivere a caratteri cubitali «Caritas Christi urget nos» sopra il portale della portineria di Casa Madre, ripetuto anche sul portale d’ingresso della casa filiale di Trento.

Nascimbeni esprime l’amore di Dio concretamente nell’amore del prossimo. Quanti hanno modo di accostarlo, affermano che Giuseppe Nascimbeni ha una grande volontà di far conoscere ed amare Dio. Egli lo contempla nell’orazione e poi lo riconosce nei bisognosi e nei malati, oggetto primo della sua cura di parroco, ai quali si dedica con il sacrificio della propria vita, senza risparmiarsi: essi non ammettono dilazioni e perdite di tempo: se avesse tardato a fare loro visita e a portare loro conforto sia spirituale che materiale, avrebbe rischiato di non trovarli più. Chiamato anche di notte per confessare, recavasi tosto anche per qualche ora di cammino e sotto la pioggia dirotta.… Rimaneva presso l’infermo, nella vicina stanza e avvolto in valenzana a terra. Anche assentandosi ricordava i malati. “Assicurali che continuo a pregare per loro. Voi pregate che io venga esaudito”. Poveri, malati e vecchi erano tre rami del suo candelabro. Aiutò sempre i poveri, gli infermi, gli infelici per amor di Dio e vedendo in essi l’immagine di Gesù.

Il suo zelo pastorale ha come obiettivo quello di «far avvicinare le anime a Dio». "Dite a Gesù ch’io non ho che un desiderio: vedere tutti riuniti all’ovile, ravveduti, tra le braccia di questo Crocefisso i miei traviati fratelli, ch’io gli offro il sangue, la vita se ciò è necessario, per la salute eterna anche d’un’anima sola".

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