Nascimbeni - Biografia

 

IL BEATO GIUSEPPE NASCIMBENI - BIOGRAFIA

 

1. PREPARAZIONE AL SACERDOZIO

 
Giuseppe Nascimbeni nasce a Torri del Benaco (Verona), sul lago di Garda, il 22 marzo 1851 da Antonio e Amedea Sartori.
Chiede di poter frequentare il collegio Don Mazza, a Verona, dove venivano accolti studenti meritevoli ma poveri, per prepararsi al sacerdozio, dove riceve una formazione sulla base della teologia del tempo. L’ordinamento disciplinare e scolastico dei seminari dell’Ottocento è finalizzato a preparare idonei maestri della dottrina e pastori d’anime zelanti per la «salvezza» delle anime. La ratio studiorum ha al primo posto la teologia dogmatica, con un preciso indirizzo tomista allo scopo di strutturare il modo di pensare sui cardini fondamentali del deposito della fede. Secondo le direttive del cardinale Luigi di Canossa, la formazione è imperniata sulla necessità delle perfezione personale, del dono totale di sé a Cristo.
 
Il sacerdote deve essere uomo di Dio, deve tenersi in assiduo commercio con lui, ed appo lui interporsi a bene del popolo, in una parola, dev’essere uomo d’orazione.
 
Tra i consigli spirituali impartiti, risulta preponderante quello circa la «confessione frequente», che ha lo scopo di accrescere la grazia divina e non solo di perdonare i peccati.
 
Non tanto per imbiancare di frequente lo spirito da ogni anche lieve macula; ma assai più per accrescere ogni volta quel capitale di grazia divina che ci è tanto necessario per condurre a salvamento le anime da Dio affidate.
 
Negli studi Nascimbeni ha come insegnanti qualificati sacerdoti veronesi, che contribuiscono alla sua formazione a livello culturale, teologico, ma anche umano, rispettosi della personalità dei loro allievi. Alcune basi solide sono gettate da mons. Luigi Bianchi, da don Luigi Giacomelli, don Alessandro Aldegheri, seguaci del pensiero di Antonio Rosmini. Per la teologia morale gli autori scelti sono Tommaso d’Aquino e Alfonso de Liguori.
La biblioteca di Nascimbeni, ritrovata a Castelletto, è ricca di testi alfonsiani, a testimonianza non solo della sua formazione di base in seminario, ma anche della serietà con cui si prepara successivamente durante il ministero pastorale.
Nascimbeni è ordinato sacerdote il 9 agosto 1874, dal cardinale Luigi di Canossa, nel vescovado di Verona. Conseguito nello stesso mese il titolo di maestro elementare, è inviato a San Pietro di Lavagno (Verona) come maestro e cooperatore della parrocchia. Il 2 novembre 1877 gli viene conferito l’incarico di maestro e cooperatore a Castelletto sul Garda. Alla morte del parroco, Don Donato Brighenti, sono gli stessi capifamiglia del paese che si riuniscono e decidono di proporlo alla guida della parrocchia, ottenendone l’approvazione dall’autorità competente. Leggi tutto
 

2. PARROCO E FONDATORE

Nascimbeni si lascia coinvolgere dai bisogni che vede attorno, interviene, aiuta la sua gente, ma non lascia mai di privilegiare il suo specifico essere «uomo di Dio».
Precorre le direttive del futuro Concilio, promuovendo la formazione umana e spirituale dei fedeli laici. A questo scopo, sostiene nella sua parrocchia confraternite, forme di aggregazione per la gioventù maschile e femminile; per la formazione delle madri e degli adulti; per l’istruzione dei ragazzi; per far studiare i giovani. In particolare cura la Pia Unione delle Madri Cristiane. Il 10 maggio 1908 presenta al Cardinale Canossa, in visita pastorale, un elenco delle confraternite esistenti in paese con l’elenco dei relativi iscritti, di cui egli cura la formazione e le riunioni periodiche.
Nascimbeni si riferisce sempre alle direttive del Magistero della Chiesa, impegnata a diffondere la dottrina cattolica contro le dottrine eretiche, soprattutto protestanti, e contro la diffusione degli antipapisti, dei massoni e delle dottrine sociali, come il liberalismo e il socialismo.
In questa piccola frazione del Comune di Brenzone si presenta la necessità di educare i bambini e la gioventù femminile, di assistere i malati e gli anziani a domicilio. Il parroco ha davanti l’obiettivo della gloria di Dio e del bene della popolazione di cui è stato nominato responsabile, e, considerando i numerosi compiti che lo assillano, si rivolge, pertanto, a vari istituti religiosi alla ricerca di alcune suore che lo aiutino nel suo ministero pastorale. Intende, però, che le suore siano a «sua totale dipendenza e di molta virtù». Il diniego dei superiori e delle superiore generali interpellati, probabilmente, si riferisce alle condizioni ritenute inaccettabili, oltre alla mancanza di religiose da mettere a disposizione. Ottiene risposte negative dai responsabili di varie congregazioni, tra cui le Terziarie Francescane o Elisabettine di Padova; le Figlie di S. Anna, infermiere a Bassano; le Figlie della Carità in S. Salvario (Torino); le Salesiane di Torino. Si rivolge inutilmente anche all’amico parroco Pietro Bonilli, fondatore dell’Istituto della S. Famiglia a Cannaiola di Trevi, in diocesi di Spoleto, e a don Michele Rua (1837-1910), il primo successore di Don Bosco:
 
La Madonna nel cuor mi dice che due Suore di Maria SS. Ausiliatrice, una delle quali Maestra con patente approvata, sarebbero opportunissime per raggiungere lo scopo (della fondazione) Padre M. R. sarebbe disposto a darmele anche subito? In caso assolutamente negativo me le darebbe almeno provvisorie finché riescano a formare al loro, medesimo spirito ottime ragazze di questa parrocchia? […] Sarebbe il primo convento che esiste sulla riviera veronese di questo delizioso lago di Garda.
 
La risposta arriva evasiva: don Rua chiede di attendere qualche anno, ma Nascimbeni ha fretta di raggiungere il suo obiettivo e risponde il 7 agosto 1891:
 
M. R. Superiore, l’ultima sua in data 3 corr. non conferma per niente la penultima sua in data 27 luglio m.s. [...] colla lettera 27 luglio assicurando le Suore senza alcun fallo nel prossimo venturo anno 92 mentre con la sua in data 3 corr. mi dice di non potermele dare che fra pochi anni, parola indeterminata assai. Non potendo questo secondo progetto venire sicuramente accettato dalla mia Parrocchia, sono nella dispiacenza di dovermi dichiarare libero da ogni impegno. Non gli posso però nello stesso tempo rispondere che quanto m’aveva consolata la prima del 27, altrettanto m’ha rattristato la seconda. Colgo l’occasione per professarmi suo dev.mo umil. Servo Nascimbeni Don Giuseppe Parroco.
 
Senza desistere dal suo intento, si rivolge ai suoi superiori ecclesiastici, nei quali considera la presenza di Dio, e dai quali è abituato ad accogliere in spirito di obbedienza le disposizioni.
 
I saggi e santi Superiori mi chiamano. Posso io dubitare della volontà del Signore? Ecco dove trovo un po’ di conforto e un po’ di sollievo pel mio animo molto agitato. Il Signore mi chiama, dunque obbedisco.
 
Interpreta come mandato divino l’invito del suo vescovo, monsignor Bartolomeo Bacilieri, allora coadiutore del cardinale Luigi di Canossa, a farsi da sé le suore. Nascimbeni
 
… presentatosi a Mons. Bacilieri si sentì dire: «Se nissuni ve le dà fevele vu come volì». Il fiat fu efficace, Alla protesta d’insufficienza del parroco, il vescovo replicò che coltivasse le buone giovani del paese, poi le mandasse a Verona e costerebbe anche meno; educate le ritirasse e il convento sarebbe fatto. Il Padre tornò deciso. Chi fa da sé fa per tre.
 
All’epoca non occorrono pratiche formali particolari per una nuova istituzione, come invece avviene in seguito alla Conditae a Christo dell’8 dicembre 1900. Questa costituzione, emanata da papa Leone XIII, diventerà la base per la fondazione delle congregazioni religiose, ma alla fine Ottocento è sufficiente l’approvazione del proprio vescovo.
Nascimbeni, che intende soltanto avere le suore per la sua parrocchia, si mette all’opera e invia tre giovani di Castelletto, appartenenti alla Compagnia delle Figlie di Maria, già impegnate nell’apostolato parrocchiale, un’altra del Trentino e una quinta giovane, che viene ritirata dallo zio sacerdote il giorno prima della «vestizione e professione», a trascorrere un mese di iniziazione presso le claustrali Terziarie Francescane di Verona, il monastero più povero della città. Nella cronaca 1810-1905 del Monastero, sito in via Provolo a Verona, vi è una nota con il titolo «Un Istituto Nascente»:
 
Nel 5 ottobre 1882 vennero in questo Monastero cinque giovani mandate da Mons. Bacilieri, onde apprendere un po’ di spirito religioso, per poscia fondare una nuova congregazione, sotto il titolo di Suore della Sacra Famiglia di San Francesco.
 
Dopo la preparazione di un mese soltanto e omettendo il periodo di noviziato, il 4 novembre 1892 le quattro giovani sono ammesse al rito di «vestizione» e «professione religiosa», nello stesso giorno.
 
Premessi otto giorni di spirituali esercizi, con la predicazione del serafico P. Luigi Morando delle Stimate, poi arcivescovo di Brindisi, giunse il gran dì […]. Biancovestite, con nastri ai fianchi e ghirlande in capo entrarono in chiesa accompagnate dalle suore. Qui attendevano, con padri Francescani di San Bernardino, mons. Pio Vidi, e il vescovo coadiutore mons. Bacilieri: nell’angolo a sinistra in presbiterio, un prete, inginocchiato, con la faccia tra le palme, irrorata da lagrime di gioia. Coi voti altrui adempievasi il suo. Alle 8 s. Ecc. Bacilieri celebrò e le quattro novizie vestirono e professarono poi nelle mani della superiora, prendendo il nome: Mantovani Domenica: Suor Maria; Brighenti Domenica: Suor Teresa; Nascimbeni Caterina: Suor Giuseppina: Chiarani Augusta: Suor Anna. Pio Vidi nel discorso inaugurale applicò le profetiche parole: “Sarà come il grano di senape”. Al domani anche s. Eminenza il card. Di Canossa volle celebrare per esse nel sacello episcopale, e consegnò le regole approvate. Ringraziate poi le care suore, che avean fatto loro da madri, le quattro partirono per il nuovo nido.
 
Le suore si chiamano: Madre Maria dell’Immacolata, al secolo Domenica Mantovani (la cofondatrice e prima superiora); Suor Teresa, al secolo Domenica Brighenti (28 giugno 1868 - Castelletto – 24 luglio 1944); Suor Giuseppina, al secolo Caterina Nascimbeni (13 ottobre 1872 – Castelletto - 12 dicembre 1960); Suor Anna, al secolo Augusta Chiarani (Drena di Trento, 9 settembre 1861 – Castelletto, 20 febbraio 1935). Diventano le prime Piccole Suore della Sacra Famiglia.
 
L’ingresso solenne delle prime quattro suore a Castelletto avviene nella festa patronale di San Carlo Borromeo, il 6 novembre 1982, data di inizio della congregazione, e coinvolge tutta la cittadinanza:
 
Molti sacerdoti della riviera presero parte alla cerimonia, con tutto il paese. Il padre Inama pronunziò queste mirabili parole, allora augurali, oggi storia: “Vi sono giorni della vita in cui si oblia che questa terra è un esilio, giorni splendidi e ricchi di gioie celesti, fra l’arsura d’infocato deserto. Ed oggi è uno di questi per Te, Reverendo Signore, poiché vedi compita l’opera che è palpito del tuo cuore, vita della tua vita. Queste Novelle Spose di Cristo sono figlie tue. Tu le iniziasti nella via dell’amore e del sacrificio, e giustamente ti bei d’una nobile e santa soddisfazione.
 
«Sempre si chiamino Piccole Suore della Sacra Famiglia» scrive di suo pugno il fondatore sulle prime regole manoscritte, in sostituzione del primitivo Terziarie Francescane della Sacra Famiglia. Nel titolo dell’istituto esprime la propria particolare devozione verso la Sacra Famiglia, ispirato anche dalla lettera apostolica Neminem fugit di Leone XIII, del 14 giugno 1892. Altre denominazioni correnti o d’uso comune con cui la congregazione è conosciuta: Suore della Sacra Famiglia; Suore di Castelletto; Suore del Nascimbeni.
Le quattro prime Piccole Suore aprono il 7 novembre l’asilo e la scuola di lavoro. Si rendono disponibili per l’assistenza agli infermi a domicilio, per la refezione dei poveri e per aiutare il parroco in tutte le attività della parrocchia. Coltivano fin dagli inizi l’umiltà, la semplicità e la povertà, virtù caratterizzanti la fisionomia dei membri della congregazione.
Le circostanze portano Nascimbeni a diventare il fondatore di una nuova congregazione, che si sarebbe espansa nel tempo e anche all’estero.
 
Pensate che cooperare all’impianto di una novella Istituzione religiosa è portare una gemma nel glorioso diadema della Sposo di Gesù Cristo, è un inviare nuovi angeli della preghiera e della consolazione alle porte di coloro che soffrono e sono i nostri fratelli e sono tanti.
 
Il sorgere di una nuova congregazione costituisce un’espansione delle possibilità di testimonianza e di dedizione che torna a beneficio di tutta la Chiesa. Leggi tutto