Ispirazione francescana

ISPIRAZIONE FRANCESCANA 

Nascimbeni trasmette alle sue «figlie» una spiritualità che attinge a quella di San Francesco di Assisi, al cui centro si trovano i principali misteri teologici: «Dio uno e trino»; «Cristo» (in particolare Cristo Crocifisso); «Maria»; «Chiesa»; «Eucaristia». Anche attualmente le Costituzioni delle Piccole Suore della Sacra Famiglia sono accompagnate alla Regola e Vita dei Fratelli e delle Sorelle del Terz'Ordine Regolare di S. Francesco, segno della particolare ispirazione fondativa.

 

 

 

Francesco ha avuto una profonda conoscenza di Dio, che è diventata anche un’esperienza forte di lui. Sul suo esempio, Nascimbeni approfondisce nella propria vita gli atteggiamenti propri del Santo di Assisi e ne diventa fedele imitatore. Per esempio la fedeltà alla Chiesa e il senso di appartenenza ad essa è una caratteristica comune alla spiritualità di Francesco di Assisi:

 

Fratelli vedo che il Signore misericordioso vuole aumentare la nostra comunità. Andiamo dunque dalla nostra madre, la santa Chiesa romana, e comunichiamo al sommo pontefice ciò che il Signore ha cominciato a fare per mezzo di noi, al fine di continuare la nostra missione secondo il suo volere e le sue disposizioni (Fonti Francescane 1523). Inoltre insegnò loro a lodare Dio ... ad onorare con particolare venerazione i sacerdoti, come pure a credere fermamente e confessare schiettamente la verità della fede, così come la tiene e la insegna la santa Chiesa romana (Fonti Francescane 1069). 

Nascimbeni ritiene che il presbitero deve configurarsi a Cristo, unico e sommo Pastore. Occorre vivere come Cristo, pensare come Cristo, agire come Cristo, vivere, cioè, un’intensa vita interiore per poter donare l’amore che Cristo dona. Intende la parrocchia come una piccola Chiesa dove egli deve difendere i suoi parrocchiani dal male e dall’errore. Nelle sue omelie insiste sul fatto che la fede non deve essere soggettiva, né prorompere dagli impulsi del cuore, ma deve nascere dallo Spirito e concretizzarsi nel vissuto quotidiano. Diversamente da Francesco, che accentua le caratteristiche mistiche, il fondatore si volge soprattutto agli aspetti pastorali e alla dimensione sociale della Chiesa, attraverso l’impegno di riscatto dei poveri e degli umili.


Cristo è sempre il punto di riferimento costante di Nascimbeni (come per Francesco), che ricava dal suo esempio l’atteggiamento morale da ricopiare sia per sé che per le sue suore. Dopo la caduta di Adamo, tutti gli ebrei aspettavano il Riparatore, ma chi avrebbe creduto che questo Riparatore sarebbe nato in così povero stato? Chi non sa che Egli è vero uomo, ma anche vero Dio ed è perciò il padrone dell’universo? Suo è il cielo, sua tutta la terra… ma perché nascere così poveramente? Per darci uno splendido esempio di povertà, per incoraggiarci ad amare questa virtù ed in questa imitarlo (G. Nascimbeni, Panegirici, dattiloscritto, pp. 212-213).  

La devozione a Maria è attinta sia dal Fondatore che da Francesco dalla Scrittura, dalla Liturgia e dalla pietà popolare. Maria è contemplata come la più grande delle creature, partecipe della missione redentrice di Cristo. Mentre Francesco accentua la contemplazione di Maria (la saluta come Signora, Regina, Ancella), il fondatore esorta ad imitarne le virtù, ma consapevole che non si può imitare se prima non si è contemplato.

  

Francesco, parlava di «sorella morte», e anche Nascimbeni ha sempre davanti il pensiero della morte, che non gli fa paura e la chiama la sua compagna. Spesso recita preghiere specifiche in preparazione alla stessa, in particolare alla morte di una suora, oppure il 19 di ogni mese. Spera sempre nella bontà di Dio, quantunque si consideri il peccatore più grande del mondo. Il momento della morte, che rivela quanto una persona abbia vissuto intensamente la preparazione all’incontro il Dio, è vissuto da Nascimbeni con straordinario abbandono. In vista del passaggio da questo mondo all’eternità, nel corso della malattia che lo rende infermo per cinque anni, afferma: 

Offro al Signore la mia vita e la mia morte in omaggio alla SS.ma Volontà di Dio ed in espiazione dei miei peccati, ed intendo morire da buon sacerdote e nella Chiesa Cattolica Apostolica Romana, in unione di mente e di cuore col Papa e col mio Vescovo (Sacra Congregatio pro causis sanctorum, Summarium Documentorum, p. 200). Scarica il testo in pdf